…E allora se non è acido lattico perchè il DOMS?

La formazione del DOMS viene spesso collegata all’esercizio di tipo eccentrico, come la corsa in discesa, gli esercizi pliometrici, e il tradizionale allenamento con sovraccarichi. La lesione stessa è il risultato dell’esercizio eccentrico, che causa danni alla membrana delle cellule muscolari, e scatena una risposta infiammatoria. Questa risposta infiammatoria porta alla formazione di prodotti di scarto del metabolismo, i quali agiscono come stimolo chimico sulle terminazioni nervose causando direttamente la sensazione di dolore.

A seguito di un allenamento fisico anaerobico di natura eccentrica, è comune accusare uno stato di indolenzimento e dolore muscolare. Il DOMS è una manifestazione caratteristica del danno muscolare indotto dall’esercizio fisico. Questo collegamento venne originariamente ipotizzato da Hough nel 1902, il quale suggerì che lo stress meccanico durante l’esercizio fisico causa un danno muscolare, con un conseguente dolore muscolare ritardato. Questa causa è il più delle volte il risultato dell’allenamento coi pesi (Resistance training), perché i gruppi muscolari isolati vengono sovraccaricati più di quanto viene loro imposto normalmente.

Esistono in realtà due tipi di indolenzimento muscolare indotto dall’esercizio fisico:

  • Indolenzimento muscolare a insorgenza acuta (acute-onset muscle soreness), è percepito durante e/o immediatamente dopo l’allenamento anaerobico con un senso di bruciore. Questo tipo di indolenzimento transitorio è legato direttamente all’eccesso di acido lattico tipico dell’allenamento anaerobico lattacido. Questo evento è transitorio dal momento che l’acido lattico viene smaltito dal corpo al massimo entro 60 minuti dal termine dell’attività.
  • Indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata (delayed-onset muscle soreness), è percepito generalmente in un periodo di tempo successivo all’attività fisica anaerobica, trovando il picco tra le 24 e le 48 ore in seguito al termine dell’attività, e non è collegato alla produzione di acido lattico.

La formazione del DOMS viene spesso collegata all’esercizio di tipo eccentrico, come la corsa in discesa, gli esercizi pliometrici, e il tradizionale allenamento con sovraccarichi. La lesione stessa è il risultato dell’esercizio eccentrico, che causa danni alla membrana delle cellule muscolari, e scatena una risposta infiammatoria. Questa risposta infiammatoria porta alla formazione di prodotti di scarto del metabolismo, i quali agiscono come stimolo chimico sulle terminazioni nervose causando direttamente la sensazione di dolore. Questi prodotti di scarto del metabolismo inoltre aumentano la permeabilità vascolare e attirano i neutrofili (un tipo di globuli bianchi) verso la zona lesa. Una volta giunti nell’area, i neutrofili generano radicali liberi, che possono ulteriormente danneggiare la membrana cellulare. Anche il gonfiore è un evento comune nel sito della lesione della membrana, e può portare ad un’ulteriore sensazione di dolore. È importante inoltre differenziare i DOMS da altre lesioni, come gli strappi muscolari. Questa differenza è importante perché quando la lesione muscolare è provocata da un esercizio intenso, in particolare se di tipo eccentrico, può seriamente peggiorare lo stato dell’infortunio. Al contrario, in un muscolo che accusa un DOMS, continuare l’esercizio eccentrico è ancora possibile senza ulteriori danni muscolari. Quando si tratta di DOMS è importante distinguerlo dalla lesione muscolare, riconoscendo che l’esercizio fisico costante è possibile con i DOMS, ma non con lo strappo muscolare.

PROPRIOCETTIVITÀ

La propriocezione, nota anche come cinestesica, è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e soprattutto lo stato di contrazione dei propri singoli muscoli, il tutto senza supporto della vista.

La propriocezione è anche considerata un sesto senso in quanto il suo sviluppo è regolato da una parte specifica del cervello.

A livello sportivo, e soprattutto per chi pratica sport, è fondamentale avere una buona/ottima propriocettività: ad oggi viene ampiamente utilizzata per prevenire e recuperare infortuni.

A volte prima di utilizzare supporti esterni quali plantari, fasciature, bendaggi o simili (che creerebbero degli squilibri posturali), sarebbe opportuno in palestra o a casa lavorare sulla propriocettività con esercizi specifici: questi sicuramente migliorerebbero la percezione di se stessi e dell’arto malato, attivando dei meccanismi che consentirebbero un incremento dello sviluppo muscolare.

Nelle palestre o nei centri sportivi troviamo diversi attrezzi per sviluppare e allenare tale “sesto senso”: questi attrezzi hanno lo scopo di migliorare e favorire una corretta postura agendo su dei recettori muscolari.

Il detto “prevenire è meglio che curare” si associa benissimo in quanto è statisticamente provato che avere una buona propriocettivita riduce drasticamente gli infortuni muscolari e soprattutto rotture e in più aumenta notevolmente la performance dell’individuo, giovane o meno giovane che sia.

ALCUNI SUGGERIMENTI UTILI PER RIDURRE IL DOLORE LOMBO SACRALE DOVUTO AL MANTENIMENTO PER TANTO TEMPO DI POSTURE TALVOLTA ERRATE

  • camminare appena possibile
  • eseguire al mattino semplici esercizi di flesso – estensione della colonna vertebrale
  • dormire su un fianco con le ginocchia piegate oppure in posizione supina con un cuscino sotto le ginocchia
  • se si sta a lungo in posizione eretta appoggiare alternativamente gli arti inferiori su di un rialzo per scaricare il peso del corpo

LOMBALGIA

Il mal di schiena colpisce circa l’80% della popolazione.

In particolare il dolore lombo – sacrale (prima causa di assenza dal lavoro sotto i 45 anni) interessa la parte bassa della colonna vertebrale, maggiormente sottoposta allo stress da carico.

Il tratto lombare, subito sopra al sacro, è una curva convessa anteriormente e concava posteriormente, nell’insieme comprende cinque unità funzionali (due corpi vertebrali adiacenti uno all’altro separati da un disco intervertebrale) denominate L1, L2, L3, L4, L5.

MUSCOLI DEL TRATTO LOMBARE

Antiversori del bacino

  • Quadrato dei lombi
  • Ileo psoas
  • Quadricipite femorale, adduttori, tensore della fascia lata, sartorio

Retroversori del bacino

  • Muscolo retto addominale
  • Obliquo esterno
  • Obliquo interno
  • (Piriforme)
  • Grande gluteo
  • Ischio crurali (bicipite femorale, semimembranoso, semitendinoso)

N.B.  Per evitare il dolore lombo – sacrale è molto importante mantenere in equilibrio i muscoli antiversori e i retroversori del bacino.

L’IMPORTANZA DEL TRICIPITE

Qualsiasi uomo che entra in palestra generalmente ha due obiettivi primari: un petto enorme e bicipiti a palla per mostrare fieramente il braccio grosso. 

Commette già quantomeno un errore di valutazione, perchè: non è il bicipite, infatti, a rendere voluminoso un braccio, ma il tricipite.

L’allenamento e gli esercizi dei tricipiti risultano quindi di primaria importanza per un ampio numero di soggetti che si recano in palestra per allenarli.

Dall’aspirante bodybuilder in cerca di massa muscolare ed estetica al powerlifter che necessita di tricipiti forti per la panca piana, passando per sportivi di ogni genere. Selezionare gli esercizi ed il tipo di lavoro, quindi, è fondamentale, in quanto la specificità regna sovrana in palestra.

Vuoi riuscire ad applicare esplosività in spinta con le braccia?

Dovrai allenare l’esplosività.

Vuoi riuscire a fare di più in panca piana?

Dovrai allenare sia la forza pura del tricipite che la sua massa muscolare, per sostenere il peso elevato.

Ricordiamoci, infatti, che nella panca piana stessa il tricipite viene tanto più reclutato quanto più vicini saremo alla chiusura dell’alzata

Ecco perchè tra eccellenti panchisti troviamo non solo pettorali grossi, ma anche braccia che farebbero invidia ad alcuni personaggi dei cartoni animati.

IL PERSONAL TRAINER

Il Personal Trainer (ovvero l’allenatore personale) è la figura professionale preposta a gestire in maniera individualizzata l’esercizio fisico di coloro che si avvicinano o praticano attività fisica per migliorare il proprio stato di salute o di forma fisica. Inoltre al Personal Trainer è affidata l’attività educativa a stili di vita salutari ed il ruolo di motivatore nell’ambito della pratica dell’attività fisica.
Le tecniche di allenamento sono tante, quello che bisogna tener presente è che ognuno di noi ha caratteristiche individuali (fisiche/somatiche e psicologiche) che devono assolutamente essere considerate quando ci si avvicina alla pratica sportiva. E’ qui che subentra l’importanza della figura del Personal Trainer e della sua capacità di lavorare sul singolo individuo. Ciascuno di noi ha delle peculiarità individuali date da madre natura (genetiche) e formatesi durante il “vissuto” nel proprio ambiente. Questi fattori sono molto importanti ai fini del raggiungimento di un dato obiettivo.
In generale, l’intervento consiste nel programmare e realizzare allenamenti finalizzati ad un determinato scopo (dimagramento, potenziamento muscolare …) sulla base delle esigenze fisiologiche e psicologiche espresse dalla persona.
Più in particolare l’attività pratica del Personal Trainer per il proprio utente si svolge in diverse fasi: l’intervista iniziale (anamnesi), la valutazione antropometrica e funzionale, l’elaborazione e l’esecuzione di un programma di allenamento personalizzato, il controllo dell’efficacia del lavoro programmato con conseguenti ed eventuali perfezionamenti.

L’ANAMNESI

L’anamnesi è il primo strumento nelle mani di un Personal Trainer utile a costruire un programma di esercizio fisico personalizzato.
Questa prima fase permette di indagare sulla storia medica, sulle caratteristiche psicologiche individuali e sugli stili di vita della persona. Durante l’intervista iniziale sono poste domande create appositamente per conoscere in maniera approfondita la persona in tutti i suoi lati: lo stato di salute, possibili infortuni passati, il modo in cui si alimenta e in generale tutto ciò che riguarda il corpo e le motivazioni all’esercizio fisico. La seconda parte dell’intervista è dedicata alla determinazione degli obiettivi in relazione alle esigenze o alle necessità della persona, ai risultati che vorrebbe ottenere e al tempo che ha a disposizione per l’allenamento.

VALUTAZIONE ANTROPOMETRICA FUNZIONALE

Alla somministrazione di test fisici si accompagna l’analisi antropometrica del soggetto, mediante misurazioni effettuate con strumenti differenti (es.: plicometro, metro flessibile ecc.) che permettono di determinare la composizione corporea, ma anche i miglioramenti ottenuti nel corso dell’attività.

ELABORAZIONE, ESECUZIONE DEL PROGRAMMA DI ALLENAMENTO PERSONALIZZATO E RELATIVO CONTROLLO

Integrando le considerazioni rilevate con l’intervista iniziale, i valori misurati nell’ambito della valutazione antropometrica, e il risultato dei test di efficienza fisica, il Personal Trainer elaborerà il programma di allenamento personalizzato e finalizzato per la persona. Questo, per l’individuo che richiede un servizio di Personal Training, si traduce nell’avere esercizi e suggerimenti per l’allenamento, adatti alle esigenze personali. La programmazione a medio e lungo termine del lavoro prevederà anche la modifica calibrata degli esercizi e del carico di lavoro, a seconda dei risultati ottenuti e individuati mediante un controllo dell’efficienza fisica con test specifici.

IL CUORE DELL’ATLETA DURANTE LO SFORZO

A riposo la Gittata Cardiaca di un atleta allenato è sovrapponibile a quella di un soggetto sedentario di pari età e superficie corporea, circa 5 L/min in un soggetto adulto di corporatura media.
La differenza tra il cuore dell’atleta e quello del sedentario diviene chiara durante lo sforzo. In atleti molto allenati di resistenza, la GC massima può raggiungere eccezionalmente i 35 – 40 L/min, valori in pratica doppi di quelli raggiungibili da un soggetto sedentario.

ciclista

L’allenamento non modifica sostanzialmente la frequenza cardiaca massima che è determinata dall’età del soggetto. Valori così elevati di gittata cardiaca sono invece possibili grazie all’aumento della gittata sistolica, conseguente alla cardiomegalia. La GS, già superiore in condizioni di riposo (120 – 130 ml per battito contro i 70 – 80 ml del sedentario), può nell’atleta raggiungere durante lo sforzo i 180 – 200 ml e più, in casi eccezionali.

Il cuore allenato aumenta la GS rispetto ai valori di riposo in misura superiore a quella del cuore di un soggetto sedentario: “infatti a parità d’intensità dell’esercizio la FC nell’atleta è sempre largamente inferiore a quella del sedentario (bradicardia relativa durante lo sforzo)”.

Vi sono sono altre differenze nel comportamento del cuore durante lo sforzo:

mentre la FC aumenta nel corso dell’esercizio fisico si riduce parallelamente il tempo a disposizione dei ventricoli per riempirsi (la durata della diastole): il cuore allenato, essendo più “elastico”, ha maggior facilità ad accogliere il sangue nelle sue cavità ventricolari e riesce di conseguenza a riempirsi bene anche quando la FC aumenta molto e la durata della diastole si riduce. Tale meccanismo contribuisce al mantenimento di una GS elevata.

L’allenamento aerobico può ottimizzare l’ipertrofia?

Abbiamo anticipato che l’allenamento aerobico può ottimizzare il protocollo per l’aumento dell’ipertrofia. In che modo? Semplicemente allenando il cuore, che è il muscolo (involontario) più importante di tutto il corpo. Ecco che l’attività aerobica, principale metodo di allenamento cardiovascolare, può costituire un valido aiuto anche per la ricerca dell’ipertrofia; a sentire alcuni, potrebbe addirittura incrementare considerevolmente performance e risultati.

È comunque doveroso specificare che qualunque punto di vista non supportato da una ricerca scientifica appropriata va “preso con le pinze”. Sia chiaro, l’obbiettivo di questo articolo non è quello di creare aspettative infondate, o di enfatizzare un sistema che, in realtà, è lontano dal rappresentare un “rimedio miracoloso“. Questo però non significa che non possa essere utile; peraltro, l’allenamento cardiovascolare ha anche numerosi effetti benefici sulla salute e può contrastare alcuni risvolti negativi del culturismo o di qualsiasi altro allenamento con i sovraccarichi.

Esempi di effetti indesiderati dell’allenamento del culturista sono: la formazione di varici, la tendenza ad ernie di vario tipo ecc, tutti dovuti alla tendenza a lavorare in manovra di Valsalva. Questa aumenta considerevolmente la pressione intraddominale e sanguigna. Inoltre, se è vero che l’allenamento anaerobico aumenta lo spessore della parete del cuore come risposta di adattamento, non è altrettanto vero che aumentandone al massimo la parete, e riducendo al minimo la camera, si aumenti l’efficienza anaerobica. Il cuore dovrà infatti necessariamente aumentare la propria frequenza al fine di pompare maggior sangue, sottoponendosi a lungo andare ad uno stress non indifferente. L’allenamento aerobico migliora la respirazione – insegna anche a respirare durante l’esercizio – ottimizza la circolazione e crea miglioramenti sulla capacità di pompaggio del cuore; pertanto contrasta in maniera determinante gli effetti negativi di cui abbiamo parlato.

Partiamo da un semplice concetto: come ogni altro muscolo, anche il cuore, sottoposto ad allenamento, si modifica adattandosi allo stimolo.

Principi fondamentali dello stimolo di ipertrofia

Prima di entrare nel merito degli effetti che l’allenamento aerobico può determinare sull’aumento della massa: scopriamo i punti chiave che ci permettono di ottenere massa muscolare.

In linea generale, i requisiti di quest’ultimo possono essere sintetizzati come segue:

  • Impegno muscolare concentrico
  • Impegno muscolare eccentrico
  • impegno muscolare isometrico
  • impegno muscolare anaerobico alattacido
  • e impegno muscolare anaerobico lattacido

concentrato sull’espressione di forza al 70/80 % del massimale

Svolgimento di esercizi multi articolari fondamentali, ma anche di isolamento – tentando di colmare le lacune nelle proporzioni o nell’espressione della catena cinetica

Alimentazione blandamente ipercalorica, senza trascurare la quantità di carboidrati ma nemmeno di proteine.

Ipertrofia ed allenamento aerobico

L’allenamento aerobico assume spesso connotazioni piuttosto erronee. Se da un lato viene considerato un’attività necessaria ai fini del dimagrimento – cutting, nel culturismo o bodybuilding – dall’altro in molti cercano di evitarla perché valutata deleteria per l’aumento della massa muscolare (ipertrofia). Sono entrambe considerazioni che, se decontestualizzate, perdono totalmente di significato.

L’obbiettivo di questo articolo è di fare maggior chiarezza sulla correlazione, anzi, sulla complementarietà dell’attività aerobica con quella anaerobica. Non è quindi detto che l’allenamento a media intensità e prolungato debba essere sfruttato esclusivamente per ridurre la percentuale di grasso o che vada totalmente evitato durante la fase di crescita muscolare. Vediamo meglio in che modo l’attività aerobica possa offrire dei vantaggi al bodybuilding differenti da quelli consuetudinari.