Dolore post allenamento, DOMS o acido lattico?

Errata connessione tra DOMS e acido lattico

Per molti anni il fenomeno del DOMS è stato erroneamente attribuito all’accumulo di lattato nei muscoli dopo un allenamento intenso, portando questa infondata teoria ad essere ampiamente diffusa come mito nell’ambiente sportivo. Tuttavia, questa ipotesi è stata dimostrata inconsistente con la formazione del DOMS. La percezione del dolore, e il dolore che deriva da un intenso esercizio eccentrico (resistance training anaerobico), non sono affatto legati all’accumulo di lattato. I livelli di lattato ematico e muscolare si elevano considerevolmente durante l’intenso esercizio eccentrico e concentrico anaerobico, tuttavia ritornano alla normalità entro 30-60 minuti a seguito dell’esercizio. I sintomi del DOMS, al contrario, si incrementano nelle prime 24 ore a seguito dell’esercizio, raggiungono il picco tra le 24 e le 48 ore, quando i livelli ematici di lattato sono tornati a livelli normali da una considerevole quantità di tempo. Si nota inoltre che l’esercizio fisico concentrico produce lattato per 2/3 più di quanto non faccia l’esercizio eccentrico. Se il DOMS fosse causato da un accumulo di lattato nei muscoli, si riscontrerebbe una maggiore incidenza dello stesso dopo l’esercizio concentrico rispetto a quello eccentrico.

L’acido lattico non è propriamente una sostanza di scarto, ma un sottoprodotto del metabolismo anaerobico lattacido glicolitico. Quando una sufficiente quantità di ossigeno (O2) diventa disponibile, il lattato viene metabolizzato e può essere impiegato come substrato energetico, mediante processi glucogenetici.

TORNARE BAMBINI CON LA RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

Lo sapevi che non stai respirando correttamente?
Esiste infatti un altro metodo di respirazione rispetto a quella che noi utilizziamo quotidianamente.

Si chiama respirazione diaframmatica, ciò perché mette in primo piano l’azione del diaframma, un muscolo da molti considerato di importanza marginale, ma in realtà, primario nell’inspirazione.

Questo tipo di respirazione è spesso consigliata dai medici per risolvere problemi quali il mal di schiena e trova radici profonde nelle culture orientali.

Essa è, inoltre, raccomandata durante le attività sportive, poiché permette di avere un apporto di ossigeno ottimale e svolgere le attività fisiche in modo più sicuro, evitando la sensazione di fiato corto e pressione a livello pettorale ed addominale date dalla respirazione toracica.

I vantaggi della respirazione diaframmatica sono:

  • miglior funzionalità cardiovascolare
  • miglior ossigenazione dei tessuti
  • diminuzione dello stress
  • miglior funzionalità viscerale
  • miglior postura

Sapevi che noi nasciamo effettuando la respirazione diaframmatica?
Perché allora perdiamo la conoscenza di questa tecnica respiratoria così vantaggiosa?

La risposta è molto semplice, crescendo aumentano pensieri e stress e, di conseguenza, non si fa più caso alla respirazione corretta e, sempre più spesso, si utilizza quella toracica che consiste in atti brevi e veloci, ma che porta alla carenza di ossigeno.

ESERCIZI PER LOMBALGIA

Molto importante per la cura e la prevenzione del dolore lombo – sacrale è fare una sana e corretta attività motoria.

Grazie alla chinesiterapia (terapia del movimento) è possibile migliorare, diminuire la sintomatologia dolorosa della lombalgia grazie ad un lavoro antalgico, riequilibrio della postura e rafforzamento della muscolatura interessata.

Il protocollo di lavoro chinesiterapico prevede:

  • Esercizi di respirazione soprattutto diaframmatica
  • Esercizi di allungamento della catena posteriore del corpo umano
  • Esercizi di auto allungamento della colonna vertebrale in varie posizioni (importanti per ridurre le pressioni interdiscali)
  • Esercizi di potenziamento della muscolatura addominale e dorso – lombare
  • Esercizi propriocettivi per ristabilire il corretto equilibrio neuromuscolare della colonna vertebrale
  • Insegnamento della corretta postura da mantenere nella vita di tutti i giorni.

Di seguito sono descritti alcuni esercizi utili soprattutto per la prevenzione e per il recupero della normale funzionalità del tratto lombare dopo la fase acuta – dolorosa.

  1. da supini portare alternativamente le ginocchia al petto per almeno 20 volte (da ripetere tre volte)
  2. da supini portare tutte e due le ginocchia al petto e tenere la posizione per 20” (ripetere almeno tre volte)
  3. da supini, gambe distese, portare prima il ginocchio destro al petto e tenere la posizione per 20” poi quello sinistro (ripetere almeno tre volte per gamba)
  4. da supini gamba destra piegata con la pianta del piede destro appoggiata a terra, portare la sinistra al petto e tenere per 20” per poi ripetere con la destra (almeno tre volte)
  5. da supini ginocchia piegate e piedi a terra, mani sopra la pancia, inspiro gonfiando la pancia e espiro “schiacciando” il tratto lombare a terra e tenere la posizione per 5” respirando naturalmente (da ripetere almeno 10 volte -retroversioni del bacino –)
  6. da supini, braccia lungo i fianchi, sollevare le ginocchia al petto e spostarle contemporaneamente a destra e a sinistra per 20 volte (da ripetere almeno due volte)
  7. seduti sui talloni allungarsi distendendo entrambe le braccia per almeno 20” (da ripetere 3 volte)

TIPI DI DOLORE LOMBO – SACRALE

  • lombalgia acuta di origine lombo – sacrale (dolore riferito al rachide)

Chiamato anche colpo della strega, si manifesta a seguito di un movimento brusco (anche banale) che obbliga la persona all’immobilizzazione.  Il dolore può interessare o la parte centrale del tratto lombare o la parte laterale, spesso accompagnata da contrattura muscolare.

Spesso causata da infiammazione di una delle cinque unità funzionali del tratto lombare

  • lombalgia di origine muscolare (dolore da contrattura muscolare)

Sopraggiunge a seguito di un movimento brusco, è causata da posizioni scorrette assunte per un lungo periodo.  Il dolore compare prima leggero per poi diventare acuto (spesso a destra o a sinistra del tratto lombare) fino a bloccare la persona.

  • lombo sciatalgia acuta (dolore radicolare)

In questo caso al dolore lombare si unisce una sofferenza del nervo sciatico. A seconda del nervo interessato il dolore può colpire il gluteo (destro o sinistro) ed irradiarsi lungo tutto l’arto inferiore (lateralmente o posteriormente) fino ad arrivare al dorso del piede.

Si possono avere anche dolori muscolari intensi che si concentrano a livello della muscolatura della coscia o del polpaccio.

TRICIPITE BRACHIALE

Il muscolo tricipite brachiale è uno dei muscoli della .

E’ costituito da tre ventri muscolari (capo lungo, capo laterale e capo mediale) che originano in punti diversi e terminano in un unico tendine che si fissa sull’olecrano dell’ulna e sulla parete posteriore della capsula articolare del gomito.

Il capo lungo origina dalla tuberosità sottoglenoidea della scapola; il capo laterale origina dalla superficie posteriore e laterale della metà prossimale della diafisi omerale (inferiormente al tubercolo maggiore).

Il capo mediale origina dalla faccia posteriore dell’omero, inferiormente rispetto al solco nervo radiale.

La sua azione principale è quella di estendere l’avambraccio. Il capo lungo, unico tra i tre capi ad agire su due articolazioni diverse (biarticolare), adduce (in sinergia con il muscolo grande dorsale ), estende ed abbassa sul piano sagittale il braccio; partecipa inoltre alla retroversione della scapola. Il tricipite è un classico esempio di leva di primo tipo.

Adattamenti Centrali Adattamenti periferici

L’allenamento intenso obbliga tutto l’organismo ad “adattarsi” a questa nuova condizione di “super lavoro” attraverso lo sviluppo di modificazioni morfologiche e funzionali, che sono definite adattamenti. Per quanto riguarda l’apparato cardiocircolatorio, gli adattamenti più vistosi si osservano negli atleti dediti a discipline sportive aerobiche o di resistenza, le quali richiedono il raggiungimento ed il mantenimento per lunghi periodi di Gittata Cardiaca (quantità di sangue che il cuore pompa nella circolazione in un’unità di tempo) massimale. Tali adattamenti fanno sì che il cuore di questi atleti appaia così diverso da quello di un sedentario che è stato coniato con il termine di “cuore d’atleta”.cuore

La presenza di questi adattamenti consente al cuore d’atleta di fornire prestazioni superiori al normale durante lo sforzo.

La loro entità varia in funzione di:

tipo, intensità e durata delle competizioni e delle sedute di allenamento;

caratteristiche fisiologiche di base del soggetto, in gran parte definite geneticamente;

età del soggetto ed epoca di inizio dell’attività;

Possiamo distinguere gli Adattamenti in:

ADATTAMENTI CENTRALI ADATTAMENTI PERIFERICI
A carico del cuore A carico dei vasi sanguigni, arteriosi, venosi e capillari

L’importanza della postura nel Bodybuilding

Chi ricerca il pieno sviluppo muscolare dovrebbe prestare attenzione alla sua postura.

Sia dal punto di vista estetico, che dal punto di vista dello sviluppo muscolare.

Le nostre generazioni passano sempre più tempo sedute, prima sui banchi di scuola poi a lavoro in ufficio.

Mentre nel dopoguerra l’atteggiamento prevalente era quello iperlordotico, oggi all’opposto, è quello retilinizzato cifotico ad essere più comune. L’anteposizione delle spalle pone cronicamente il gran pettorale in accorciamento e gli adduttori delle scapole in allungamento.

Crea così uno squilibrio di forze tra i vari gruppi muscolari, spostando la posizione della scapola e/o dell’omero.

Questo pone un limite di mobilità all’abduzione e agli esercizi per le spalle, limitando la possibilità di generare il massimo della forza ed aumentando la possibilità di farsi male.

Per questo prima di dedicarsi completamente al bodybuilding bisognerebbe partire da un’analisi postulare.

I problemi possono arrivare da:

  • Curve della colonna vertebrale modificate, con mobilità limitata o blocchi vertebrali.
  • Posizione della scapola alterata: controllo dei muscoli che si inseriscono sulla scapola
  • Posizione dell’omero alterata: controllo del rapporto di forza/lunghezza dei muscoli rotatori e test della spalla

Da questi dati creeremo un percorso d’esercizi posturali rivolti al miglioramento ed al riequilibrio delle curve del rachide e della muscolatura.

In questo modo il bodybuilder potrà essere messo nelle condizioni ottimali per sviluppare la sua muscolatura in piena sicurezza.

mal di collo

ADDOMINALI CON LE MANI DIETRO LA NUCA O NO?

Torniamo all’anatomia del retto dell’addome. Se è vero che il retto dell’addome ha un movimento di circa
30° è altrettanto vero che si raggiunge una sua massima tensione muscolare estendendo il tronco, prima di
fletterlo, di circa 15°.

Diventa così facile capire come un crunch effettuato a terra non consenta un allenamento su tutto il range articolare del muscolo.

Altra puntualizzazione necessaria. Nel classico crunch, vengono posizionate le mani dietro al collo per
alleggerire le tensioni muscolari che gravano su di esso nel corso dell’esercizio.

L’esperto di fisiologia Mel Siff, però, afferma che sostenere la testa con le mani dietro la nuca innesti una contrazione di riflesso dei muscoli stabilizzatori della spalla.

Molto meglio, quindi, lasciare le braccia lungo il corpo limitandosi a farle scivolare accanto alle gambe nel corso dell’esercizio.

Se i problemi persistono un ottimo aiuto potrebbe essere dato da un asciugamano che sporge di pochi centimetri oltre le spalle.

Afferrandolo con le mani, si creerà un ottimo attrezzo, simile a quelli in commercio per alleggerire le
tensioni cervicali durante l’esercizio fisico.

Eseguire gli esercizi con movimenti veloci e non controllati?

Spesso si vedono persone eseguire crunch in maniera scorretta, l’errore più comune è quello di sollevare troppo il busto rendendolo uno pseudo sit-up, l’esercizio deve essere eseguito con la corretta tecnica d’esecuzione (partendo da supini, piedi appoggiati a terra, sollevare le spalle e le scapole!) e soprattutto con un movimento controllato. La regola non vale solo per l’allenamento degli addominali ma per tutti gli esercizi di muscolazione, la fase concentrica (di salita) del movimento deve essere eseguita con un movimento deciso e seguita da un momento di pausa nel quale si mantiene la contrazione per qualche secondo, è importante cercare di attivare tutte le fibre muscolari possibili ad ogni contrazione.
La fase negativa invece deve essere più lenta in modo da mantenere il pieno controllo della contrazione e non farsi sopraffare dalla forza newtoniana con il rischio di compiere una discesa veloce e poco efficacie dal punto di vista della stimolazione neuro-muscolare.